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ColazioneManìa

Conoscere il mondo davanti ad un caffè



Mi sono accorta viaggiando di avere un vizio che nella vita “ordinaria” non ho: cercare con un’accuratezza paranoica il posto dove fare colazione. La colazione in viaggio mi condiziona brutalmente la giornata, non chiedetemi perché.

A casa praticamente la salto perché vado di fretta o perché non ho fame. Ma se mi trovo fuori, una buona colazione è d’obbligo. Meglio se bella. Meglio se abbondante e… rigorosamente dolce. Non faccio parte dello schieramento “uova strapazzate e bacon“ di prima mattina. Preferisco di gran lunga le torte fatte in casa, le crostate ai mille gusti, i biscotti ( soprattutto quelli chiaramente messi a disposizione dei bambini, confesso).

E il pane fresco assortito e di vari formati: sempre croccante, di segale, ai cereali, all’uvetta, integrale. E il burro spalmabile che si spalma che è una passeggiata e che fa scopa con le creme anche quelle iper spalmabili. E le marmellate, e la spremuta d’arancia seguita dal cappuccino più cremoso che ci sia. E poi i croissant farciti, e i vasetti di yogurt magro per svuotarsi la coscienza. Da comporre e combinare che sembra un gioco: mirtilli rossi prima, no anzi, partiamo da uno strato di muesli naturali, mettiamoci anche un cucchiaio di frutta disidratata, rifiniamo il tutto con una spolverata di riso soffiato.

Sì a fette biscottate, no a gallette e cracker. Sì al succo di pompelmo rosa che rende rosa la giornata che sta per cominciare. Il tagliere di affettati e formaggi lo preferisco a pranzo, semmai. Ben vengano i prodotti di provenienza biologica, banditi invece cibi dietetici e salutistici insieme al reparto frutta esotica. L'hotel, di mattina, può essere il più divertente dei luna park.

Fatto il pieno di energie sono una persona nuova e pronta ad affrontare tutte le sfide che il destino mi riserverà. E’ chiaro che la colazione non può sempre essere stellata specialmente se sei in viaggio al risparmio e non frequenti strutture di lusso. Ma è una coccola alla quale proprio non so rinunciare, seppur adattandomi alle varie situazioni.

Ho amato profondamente i piatti caldi a base di uova, pane e riso accompagnati da tè preparati con tenerezza dalle donne dei villaggi karen nella giungla tailandese. C’era qualcosa di mistico in quel rituale: intorno al tavolo coi miei compagni di viaggio, pronta per affrontare il primo vero trekking della mia vita sono riuscita ad apprezzare davvero anche quel piatto salato che mi ha fatto passare inaspettatamente allo schieramento "uova strapazzate e bacon" senza fare una piega.

Il potere della colazione buona e bella è curativo per quelli che come me non hanno un gran rapporto con lo svegliarsi presto la mattina. Ecco perché quando mi trovo nelle grandi città e scelgo di non fare colazione in hotel non scendo mai in strada casualmente. O almeno, cerco sempre il giusto compromesso tra qualità del prodotto, varietà e contesto. E quando lo trovo mi sento troppo, troppo felice. In quella mezz’ora riservata alla Santa Colazione mi siedo, mi godo il profumo che arriva dal bancone, studio l’arredamento e soprattutto scruto la città che sto per visitare da un punto di vista insolito: quello dei caffè. Di chi li frequenta, di cosa mangia, di come si veste, di cosa dice. Se va di fretta, se si siede con gli amici.



E dalla vetrina guardo la strada e la gente che passa e le abitudini che ha. Il tutto mentre scelgo cosa ordinare e riesco (non sempre) a farmi spiegare cosa ci sia dentro quel ben di dio nell’ultima fila delle paste, laggiù a destra. Storpio il nome, forse. Ma lo prendo. E non importa se poi non mi piace. Sto bene. E i miei sensi si riattivano alla velocità della luce anche quando faccio colazione con vista. Sul mare, in montagna, che sia un bar, una baita, un forno antico o una pasticceria. Poco importa. Quella è una carezza per l’anima.


Un vero toccasana. La mia iniezione di vita(mina).

La compressa effervescente che rende tutto più frizzante.

Il rimedio efficace contro il "mal di mattina".

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