Pianosa, l'isola delle storie

Il primo dei capitoli della saga "Pianosa"


Quando mi hanno detto che mi avevano regalato “tre giorni a Pianosa”, ero in estasi ma non sapevo cosa aspettarmi, mare a parte. Un’isola carcere fino al 1998, oggi parte dell’ente parco nazionale arcipelago toscano e di proprietà del demanio. In inverno praticamente disabitata.

COME ARRIVARE A PIANOSA


Ho realizzato che da Piombino, in provincia di Livorno (unico porto di partenza) ci sarebbero voluti un traghetto fino a Portoferraio per raggiungere l’Isola d’Elba. E da lì ci saremmo dovuti spostare in bus a Marina di Campo. E da Marina di Campo avremmo finalmente preso il battello per l’isola di Pianosa: un’isola vicina per me che sono toscana, ma lontana date le quasi 5 ore di viaggio tra coincidenze e attese che te la fanno sembrare l’isola che non c’è. E invece c'è, ed è una sorpresa che toglie il fiato. E i giorni da 3 sono diventati 5 perché una volta sbarcata ho capito che la spiaggia, e il mare, non sarebbero stati quelli a “valere il viaggio”. Oltre Cala Giovanna, l’unica spiaggia balneabile, c’è molto di più.



C’è una “piccola Alcatraz”, un’isola fantasma, fatta di edifici fatiscenti e di mare cristallino, di una (minuscola) zona dall’accesso libero e da un muro, il “Dalla Chiesa”, oltre il quale non si può andare se non si è accompagnati da guide autorizzate.

Ci sono 10 chilometri quadrati di divieti, zone rosse e contraddizioni che ne fanno una destinazione fuori dai circuiti del turismo di massa. L’accesso è permesso, in estate, solo tramite visite giornaliere (non sono ammesse più di 250 persone al giorno): il che, tradotto, significa borsa frigo, un tuffo, giro in canoa, foto ricordo e si riparte.



DOVE DORMIRE A PIANOSA


Oppure? Oppure (e direi soprattutto) si può scegliere di visitarla pernottando all’albergo Milena, l’unico che c’è: 13 camere essenziali nel palazzo ottocentesco che un tempo fu la casa del direttore del carcere. La biblioteca affrescata è una delle aree più suggestive della struttura.


Alla dimensione mordi e fuggi ho preferito vivere l’esperienza. Perché Pianosa è un’esperienza di silenzio e di natura: praticamente priva di servizi, intrattenimento, wi fi, lontana dal caos, dal traffico, dalla modernità, dalla mondanità.



E’ l’isola senza tempo, dove l’orologio del bar (l’unico che c’è) non segna mai l’ora esatta.

PIANOSA ISOLA CARCERE


E’ un’isola avvolta dal mistero oggi carcere senza sbarre. E’ un progetto portato avanti dalle cooperative sociali Arnera e Don Bosco che attraverso la gestione dell’albergo, del bar e del ristorante occupano stagionalmente parte dei detenuti. Una convivenza che si può comprendere meglio se si resta oltre le 17. Quando i 250 giornalieri se ne vanno, l’isola si svuota e si trasforma. E’ paradiso e inferno insieme, libertà e ossigeno per alcuni, una possibilità di riscatto per altri.


I DETENUTI SULL'ISOLA DI PIANOSA


Ci sono 20 detenuti e sono solo uomini. In inverno ne restano la metà. Dipendono dal carcere di lunga pena di Porto Azzurro (isola d’Elba) che al momento conta 400 reclusi. Di questi ne vengono selezionati alcuni: solo per loro la possibilità di una detenzione alternativa, di muoversi tra la gente e relazionarsi, fare il bagno in mare, incontrare i familiari, tenere un cellulare. Molti hanno un ergastolo sulle spalle, altri pene lunghissime da scontare. La vera sfida è sospendere il giudizio.

Io l’ho fatto con Valentin, il cocchiere, che da 4 anni accompagna i turisti in carrozza. L’ho conosciuto mentre facevo volare il drone. Temeva che il ronzio, scambiato per quello di uno sciame di api, spaventasse i suoi cavalli e allora, si è avvicinato. E abbiamo iniziato a parlare. E mi ha raccontato di Felix e Romina che negli anni sono diventati la sua ombra, di quelle criniere profumate di shampoo all'albicocca, dell'inverno quando i cavalli vivono liberi e lontani dalle carrozze, e rispondono al suo fischio, e lo seguono anche mentre Valentin va in bicicletta.




PIANOSA, ISOLA MAGICA


Pianosa è sole, vento, roccia e pianto. Puoi girare il mondo, tuffarti nelle acque limpidissime della più nota delle isole caraibiche ma non troverai mai il concentrato di energia che c’è qui. Sarà per il “fardello”, per la storia importante che questo piccolo angolo di Tirreno si porta dietro, un passato fatto di sfumature noir, di sbarre, intrecci, intrighi, delitti, edifici abbandonati. Ma, o la ami o la odi, Pianosa. E io l’ho amata alla follia.

Pianosa è storia: quella del carcere comincia nel 1856 quando il Granducato di Toscana scelse il “granaio dell’Elba” per istituire la prima colonia penale agricola. Ci sono anche siti come le catacombe cristiane o i bagni di Agrippa, da visitare.



Pianosa è trekking, mountain bike e quello che si può scoprire oltrepassando il muro: i resti delle officine meccaniche, le stalle, il caseificio, la torre di Babele, le cinque diramazioni del carcere incluso il “41 bis” dove dopo le stragi di Falcone e Borsellino il governo spedì camorristi, uxoricidi, brigatisti.




Pianosa è natura: calette inaccessibili, ognuna delle quali si porta dietro un aneddoto molto spesso legato a briganti, marinai, agenti, detenuti e tentativi (falliti) di evasione.




Pianosa non è per tutti. Non è un weekend al mare, ma un’esperienza immersiva e toccante e per viverla, questa esperienza alla “Robinson Crusoe”, c’è solo da ascoltare.



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