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A 'cunziria' di Vizzini, set a cielo aperto

I luoghi che hanno ispirato Verga, Zeffirelli e Mascagni



Non ho mai fatto un tour dei cosiddetti borghi fantasma. O almeno, non di proposito.

Perché nel mio ultimo viaggio in Sicilia, in uno di questi luoghi abbandonati (e che per questo conservano un fascino particolare) ci sono finita per caso.

Come quando segui la strada senza sapere dove andare e senti che le soste a sorpresa non tarderanno ad arrivare. E con loro arriveranno anche le storie.

Vizzini e il borgo della Cunziria sono state una di queste soste, una di queste storie. Uno stop non previsto e assolutamente non cercato ma davvero molto apprezzato.


L’intenzione era quella di seguire la rotta Ragusa – Caltagirone – Palazzolo Acreide – Siracusa, nel cuore dell’entroterra siciliano: in tutta calma, senza un orario di arrivo programmato, coi finestrini abbassati per godere dei colori e dei profumi della primavera che ormai era uscita prepotente.


Curve, poi salite tra i panorami montuosi ed eccola, Vizzini. Ecco il silenzio. L’aria fresca. La piazza vuota. Un clima surreale che ti fa pensare che sì, sei nella Sicilia vera, autentica, proprio quella che speravi di incontrare. Un po’ ruvida ma tremendamente seducente.


Qualche foto ed un caffè nella piazza principale ancora vuota e ancora silenziosa e risalgo in macchina. Sono in una delle cittadine più antiche della Sicilia (basta guardarsi intorno per averne conferma), ma non è tutto.

Sono nella città natale di Giovanni Verga che qui ha ambientato molte delle sue novelle e dei suoi romanzi. E sono anche a due passi dalla Cunziria, un vecchio borgo del settecento di cui, confesso, avevo ignorato l’esistenza fino a quel momento.


E’ buffo: prima non sai, non conosci. Ma quando vedi e sai e conosci torni sempre a ripensare a quante cose ci saranno in Italia, e nel mondo, e sotto casa tua che ignori e che poi ti restano dentro e ti riempiono gli occhi di bellezza. Il Borgo della Cunziria è stato questo per me. E’ la curiosità di spingerti fino alle casette diroccate ed affacciarti per vedere se e come la storia ha lasciato le sue tracce.


Erba alta e fiori, la natura che si attorciglia attorno alla pietra, ai muri a secco, a quel che resta della conceria. Scendo e leggo. Che è un antico borgo artigiano sorto sul torrente Masera. Intorno a me ci sono quelle che una volta erano case-bottega, edificate su più livelli tra la valle e la collina per favorire la seccatura delle pelli conciate. E c’era la chiesetta di Sant’Eligio, della quale oggi resta solo la struttura.





Il borgo è stato abitato fino agli anni ’20 del ‘900, abbandonato in seguito alla rivoluzione industriale. Poi la guerra, e ci si è dimenticati di questa perla incastonata tra i Monti Iblei. E’ una combo perfetta tra storia, natura e… arte. La cornice naturale scelta non a caso scelta da Verga per ambientare la novella della Cavalleria Rusticana e ripresa da Mascagni nell’omonima opera che ho avuto la fortuna di vedere con emozione a teatro e che è una "storia nella storia".


Aperta parentesi: l'opera riscosse un gran successo, ma Verga avviò una causa per plagio. Causa vinta dallo scrittore che ottenne il risarcimento. Chiusa parentesi.


Mi trovo, di colpo, su un palcoscenico e tra le pagine di un libro, e ancora, in un film.

E’ fra i fichi d’india e le collinette della Cunziria di Vizzini che si svolge il duello d’onore tra Turiddu e Alfio. E questo posto in cui sono inciampata per caso è lo stesso dove Turiddu e Lola vivono segretamente il loro grande amore. Sempre qui il maestro Franco Zeffirelli ambientò la trasposizione cinematografica della Cavalleria.


Così tante storie in una. E io che mi ci sento dentro.

Ogni volta la Sicilia è, per me, conferma e sorpresa insieme.


Ps. Vado matta per le Teste di Moro. Una fissazione irrazionale. Le amo.

Se ti trovi in Sicilia, prenditi del tempo per un giro tra le botteghe artigianali ceramiche. Quelle di Caltagirone sono le mie preferite in assoluto.

Da non perdere il giro del centro storico in ape car con sosta acquisto ceramiche.



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