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Weekend nel Valdarno Casentinese

Cosa fare due giorni tra Camaldoli, il borgo di Poppi e le foreste del Casentino


Avevo voglia di fresco, avevo voglia di montagna. Di quella vicina, a “due passi” da casa, e allora la macchina mi ha portato in Casentino. Dove si respira a pieni polmoni aria pura, si cammina in alcuni dei boschi più belli della Toscana, si mangia bene (quello sempre!), si visitano luoghi interessanti e ricchi di spiritualità come il Santuario della Verna o l’eremo di Camaldoli.

Posti dove ricongiungersi con la natura, che tanto ci è mancata in questa folle primavera di Covid e restrizioni.


PRIMA TAPPA: LORO CIUFFENNA, IL BORGO COL MULINO PIU' ANTICO DELLA TOSCANA


Il mio tour è cominciato da Loro Ciuffenna, paesino in provincia di Arezzo, poco conosciuto ma… uno dei borghi più belli d’Italia con il mulino più antico della Toscana. Un piccolo gioiello medievale poco distante da Firenze ed Arezzo attraversato dal torrente Ciuffenna che scorre sotto un ponte romano di pietra davvero affascinante da vedere e da percorrere.




COSA VEDERE NEL BORGO DI LORO CIUFFENNA


L’ideale è passeggiare per i vicoli: è come respirare un’atmosfera di altri tempi.

Il consiglio è quello di partire dalla piazza principale, seguire la via dei Mulini per ritrovarsi, poi, all’edificio sul torrente: è il mulino ad acqua ancora in funzione!


Risalente intorno all’anno mille, è il più antico mulino funzionante della Toscana (fino al dopoguerra a Loro ce n’erano sei) e sicuramente il soggetto più fotografato della zona! Si continuano a macinare le castagne, i fagioli e il grano ed è visitabile su prenotazione.


Da vedere ci sono anche la chiesa di Santa Maria Assunta, il Museo Venturino Venturi (lo scultore di Pinocchio, tanto caro a noi toscani), e se capiti per l’ora di pranzo non puoi esimerti dal fermarti in una delle trattorie del centro.


LE FRAZIONI DI LORO CIUFFENNA


La strada che conduce a Loro Ciuffenna è perfetta per i motociclisti tra curve panoramiche, vallate, oliveti, ed è la stessa strada che ci conduce alle frazioni di Loro come Casamona, Faeto, Pratovalle, tutti scorci carinissimi da immortalare.



Passiamo la frazione di Talla che ha dato i natali a Guido Monaco, monaco benedettino inventore della notazione musicale e ci dirigiamo verso il Santuario francescano della Verna, un’oasi di pace, un’occasione per stare un po’ con se stessi e godere del silenzio che ci circonda.


VISITARE IL SANTUARIO DELLA VERNA


Il monte sul quale si staglia il santuario, ricoperto da una monumentale foresta di faggi e abeti, ha una forma inconfondibile ed è visibile da tutto il Casentino. E' qui che

San Francesco, dopo lunghi periodi di ricercata solitudine e preghiera ricevette le stimmate.


Lasciando l'auto al parcheggio si intraprende un percorso immerso nella natura dove il visitatore sente, vive e percepisce passo dopo passo questa forte spiritualità.


COSA FARE A CHIUSI DELLA VERNA


Dalla località di Chiusi della Verna, torniamo verso Poppi, dove alloggeremo. Ci imbattiamo nel cartello che indica il "Parco delle Fate", un vero angolo fiabesco che cattura l'interesse anche dei grandi, non solo dei bambini. Un'esperienza in natura adatta alle famiglie, un percorso artistico naturalistico composto da dieci sculture in legno raffiguranti personaggi fantastici. Fate, gnomi e folletti costruiti in legno proveniente dai boschi del Casentino, accompagnano il visitatore in un mondo magico, una parentesi ludica di una giornata dedicata alla riscoperta delle meraviglie del bosco. STIA E IL MUSEO DELL'ARTE DELLA LANA


Apprezzato dai Savoia, indossato da personaggi illustri come il barone Bettino Ricasoli, Giuseppe Verdi e Giacomo Puccini, il famoso panno arancione del Casentino confezionato a doppio petto, arricchito da un elegante collo di volpe e perfetto per una battuta di caccia o per una cavalcata, è simbolo di raffinatezza.


Un capo unico che ha conquistato nel Novecento grandi stilisti (da Roberto Cavalli a Pierre Cardin), facendo il suo ingresso nell'alta moda e nel mondo del cinema (Audrey Hepburn in "Colazione da Tiffany" indossa proprio il cappotto arancione in Panno Casentino!)




Il Museo di Stia, vale il viaggio e la storia del suo "panno", volato in tutta Europa, in Giappone e negli Stati Uniti può essere ripercorsa attraverso foto d'epoca, campionari di tessuto, oggetti di particolare valore simbolico, oltre ovviamente a capi vintage davvero bellissimi! L'origine è antichissima e risale già al Trecento. Visitare il museo della lana sarà un piacevolissimo approfondimento su una "curiosità", quella del panno, che sono certa in pochi conoscono!



SULLE TRACCE DEL FILM "IL CICLONE" DI LEONARDO PIERACCIONI

Giuro che da toscana doc, e per questo appassionata di Pieraccioni ( e per questo fan sfegatata de Il Ciclone) non sapevo che il suo più grande successo fosse stato girato proprio in Casentino. Un motivo in più per amare questa parte, meno iconica, di Toscana ma assolutamente ricca di sorprese.


Tra le suggestive campagne di Stia, Poppi e Laterina è stato ambientato il film cult degli anni '90 (record d'incassi) che è rappresentazione della TOSCANA e della toscanità in modo assoluto. E' proprio nella Toscana "bucolica" del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi che ha preso vita uno dei miei film preferiti!


Gran parte delle scene "di paese" sono state girate a Stia, in piazza Tanucci:

qui si trovano l’erboristeria di Carlina (Tosca D’Aquino), il bar dove lavora come cameriera Franca e l’officina del mitico meccanico Pippo (Paolo Hendel).


Il casale della famiglia Quarini, ovvero il Podere la Giuncaia (dove approdano le ballerine di flamenco) si trova alle porte di Laterina e poco distante c'è anche la famosa casa di nonno Gino.


VISITARE POPPI, UNO DEI BORGHI PIU' BELLI D'ITALIA


Sono ambientate a Poppi, in Piazza Amerighi, le scene nella farmacia di Isabella (Benedetta Mazzini), la compagna di Selvaggia, e quelle nel negozio del fruttivendolo Nello.



Poppi è stata una bellissima sorpresa. E' un borgo medievale, una città murata che conserva ancora intatto il fascino di un tempo. Il protagonista indiscusso è il castello dei Conti Guidi, realizzato tra il XII e il XIV secolo, meta turistica tra le più gettonate della regione e dal quale si può godere di una vista panoramica che mozza davvero il fiato.


Poppi (siamo sempre ad Arezzo) è zona di confine, essendo a pochi chilometri dall’Emilia Romagna: non a caso le piazze e le vie principali del centro storico sono caratterizzate da porticati, uno stile architettonico molto simile a quello della vicina Emilia Romagna. Bello perdersi tra botteghe e laboratori artigianali!


DOVE DORMIRE A POPPI


Abbiamo soggiornato per una notte nel cuore del centro storico, in posizione strategica, a due passi dal castello, in una camera stile rustico dell' albergo San Lorenzo. Ottimo per la cortesia, la posizione, il parcheggio di fronte all'ingresso e la colazione servita in una terrazza con vista. Poppi è un buon punto di partenza per il raggiungimento di altre località di interesse, come l'eremo di Camaldoli.


DOVE MANGIARE A POPPI


Consigliatissimo il ristorante- albergo Casentino, nella piazza centrale, con vista castello e con possibilità di cenare nel giardino esterno. Ristorante tipico con cucina tosco-casentinese, non potevamo scegliere meglio!



ESCURSIONE ALL'EREMO DI CAMALDOLI


Canada? No, Casentino. E non esagero con il paragone.

Camaldoli è per escursionisti e non solo: di sicuro, è per gli amanti della natura.

Ripercorrere i sentieri che hanno portato in questi posti cavalieri in armi per scontrarsi in epiche battagli e duelli cruenti, è un'esperienza da vivere! La varietà di flora e di fauna è davvero molto ricca, tutto illustrato nel dettaglio all'interno delle guide al parco nazionale delle foreste casentinesi messe a disposizione all'Infopoint a due passi dal monastero di Camaldoli, che è la base di partenza per l'escursione verso l'eremo.


Quella di Camaldoli è una fra le foreste più antiche d’Europa. Una foresta millenaria, rigogliosa, accogliente: fra faggi maestosi e abetine ci sono tutte le sfumature del verde!



Prendiamo il sentiero 68, una camminata adatta a tutti, di 50 minuti, ci conduce all'eremo. Inutile dire che quando ti trovi circondato da alberi molto, ma molto più alti di te, con dei tronchi attorno ai quali potresti girare per ore, scatta la fotomania.

E ti vien voglia di abbracciarteli tutti.


Mi ha sempre affascinato la filosofia di vita dei monaci, e con questa visita le curiosità vengono soddisfatte tutte!


Prima di unirci al gruppo per la visita guidata dell'eremo (ogni mezz'ora, offerta libera di 1 euro), ci perdiamo nella farmacia-libreria dei monaci, un posto ricco di spunti e di rimedi "naturali" ad ogni male. Dalla cioccolata al miele, dagli infusi al balsamo, dai libri alle marmellate, dalle creme per il viso agli oli curativi: lo shopping compulsivo è una buona occasione per aiutare i monaci a portare avanti le loro attività.




VISITARE IL SACRO EREMO DI CAMALDOLI


Il sacro eremo ha una storia molto antica: fondato nel 1012 da San Romualdo, monaco benedettino proveniente da Sant’Apollinare in Classe, Ravenna, ospita oggi 20 celle per 9 monaci e 3 novizi.


San Romualdo decise di ritirarsi nel cuore delle foreste casentinesi per fondare l'eremo e non c'è da chiedersi perchè: attraverso la visita si può osservare da vicino la ritualità della vita monastica. Si visita la cella di San Romualdo col il roseto, la chiesa, la sua splendida robbiana.




DOVE MANGIARE A CAMALDOLI


Non può chiamarsi escursione se non è seguita da una mangiata calorica che possa reintegrare le calorie perse. E così è stato, anche perchè il nome di Calmaldoli è strettamente legato alla sua schiacciata tipica: da provare!


Per chi non lo sapesse, la schiacciata per i toscani è una focaccia, cotta in forno, condita con olio di oliva e salata. Un tipico cibo di strada dalle tantissime varianti, che si accompagna perfettamente con salumi, affettati e del buon vino.


Ci sono diverse possibilità di sosta per rifocillarsi, una volta scesi giù dall'eremo e tornati al punto di partenza. Si può scegliere se ordinare il proprio piatto e consumarlo all'ombra del prato poco distante, di fianco al monastero. Oppure, di mettersi in fila armati di pazienza (perchè le file, specialmente di domenica, ci sono sempre) e di mangiarsi la propria schiacciata ai tavoli dei vari bar/ristoranti.


Noi abbiamo optato per La Schiacceria, regina indiscussa della schiacciata camaldolese. Ma anche dei dolcetti, dei biscotti, della pasticceria secca.


Una delle farciture più famose a Camaldoli è quella al fungo porcino, ma l'elenco degli ingredienti è lungo: dalla selvaggina ai salumi, dal formaggio al tartufo, provare per credere!


Dopo pranzo ci siamo rimessi in auto verso casa, attraversando il Passo della consuma, un valico del Pratomagno a 1050 metri, nel territorio comunale di Montemignaio, sempre in provincia di Arezzo. Una località molto frequentata d'estate dai toscani.


Anche se non era "di strada", prima di rientrare, ho fatto una deviazione per Reggello, perchè volevo vedere dove fosse il famoso Castello di Sammezzano, oggi chiuso al pubblico.


Una passeggiata nel bosco ti conduce verso il parco della villa, appartenuta ad una delle più importanti famiglie dell’aristocrazia fiorentina: i Panciatichi Ximenes d’Aragona. Il castello riporta al fascino delle Mille e una notte, dei colori e delle storie d’oriente, un esempio di architettura che fa sognare ma che oggi purtroppo ha bisogno di interventi di restauro urgenti che ne impediscano il degrado.


Spero di poterlo visitare presto!


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