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Un amore... del Cappero! Da Salina la storia di Alessandro Rosati

Alessandro Rosati a Salina ha trovato il suo miglior amico. Non un uomo ma una pianta di capperi ultracentenaria che porta il nome di Geronimo e che gli ha stravolto la vita. Vivono in simbiosi, i due. Alessandro ha lasciato tutto, a Parma, per dedicarsi alla sua pianta sviluppando una passione viscerale per il cappero e trovando sull’isola più verde che ci sia il suo senso della vita. Da una piccola azienda agricola ad una fiaba per bambini, tutto nel nome di Geronimo. Durante il mio viaggio alle Eolie, "Il signore dei capperi" mi ha raccontato la sua storia.

Foto di Ivano Zinelli

Prima domanda. Si può davvero amare un cappero?


Lo si può amare talmente tanto da considerarlo un amico, un fratello.

E come è scoccata la scintilla? Colpo di fulmine?

Era il settembre del 2006. Frequentavo Salina perché qui mi sono sposato. Ho conosciuto l’isola per amore. Un giorno, sull’ora del tramonto, camminando verso Malfa mi sono ritrovato per puro caso in un terreno bellissimo. Volevo osservare dal mare lo Stromboli eruttante. Allora mi fermo vicino ad una falesia, soffro di vertigini, lo spazio è aperto, è pericoloso. Ho paura. Ma mi piace talmente tanto questo posto, che resto una mezz’ora, fino all’imbrunire.


E poi?

E poi verso le 20 seduto davanti a questo spettacolo, sento un gabbiano che mi volteggia sulla testa. Lo stavo infastidendo evidentemente. Mi faceva sentire un intruso a casa sua. Non sapevo di chi fosse quel terreno. Il gabbiano si avvicina sempre più e mi fa voltare indietro. Ed eccola: vedo questa pianta. L’istinto mi porta ad abbracciarla. Mi sento respingere con una forza incredibile. Ho vissuto questo incontro speciale come se avessi conosciuto una donna e mi fossi azzardato a toccarla senza chiederle il permesso. La dovevo rivedere…


Un incontro che le ha cambiato la vita…


C’è stato subito uno scambio, qualcosa di magico verso questa pianta, anche se non era una persona in carne ed ossa. E' successo a Punta Capo Gramignazzi.


Un amore che ha un nome…


Geronimo. Il suo tronco mi ha ricordato il mio eroe saggio e capace, il grande capo Apache mai sconfitto in battaglia, che combatteva gli invasori. Il matrimonio poi negli anni è finito ma l’amore per Geronimo no. Sono tornato a Salina infinite volte per adottare questa pianta e ci sono riuscito. Ho preso in gestione tutto il terreno, facendo da custode. Difficile stare lontani. Quando non lo vedo, Geronimo, monitoro il suo stato di salute da una videocamera.

Ha trovato casa sua in quel cappereto scoperto per caso….


E’ la mia dimensione. Un paradiso terrestre dove non arrivano le macchine. Un luogo dell’anima, della poesia, dove sento un amore che gli altri non possono capire e che è difficile da spiegare.



A Geronimo ha fatto anche conoscere Giuseppe Verdi…


Il maestro dirige metaforicamente il cappereto. Verdi allieta con ouverture e prologhi la natura incontaminata e la crescita delle 130 piante guidate da Geronimo. C’è una sua sagoma con un elogio (inventato) al cappero. Mi sarebbe piaciuto assegnare ad ogni pianta il nome di uno dei protagonisti delle opere più famose, rendendole "adottabili" da famiglie interessate ed appassionate al progetto che potrebbero poi acquistarne il raccolto. Ho tante idee (e guai a chi me le tocca) ma pochi fondi (se ci fossero mecenati in ascolto...)


Quanti sogni custodisce Salina nel suo cassetto?


Tanti, ma li covo dentro, in silenzio per proteggerli. Penso a Parma, ad un’edicola particolare a forma di cappero che sarebbe diventata la boutique dove poter vendere i miei prodotti. Ad una fattoria didattica per i bambini vicina al terreno di Geronimo dove poter organizzare degustazioni. Ma soprattutto penso ad un museo dei capperi del mondo; marocchino, indiano: esistono circa 350 specie e io voglio bene a tutte”.


Si è anche definito ambasciatore del cappero…

Vero. O mister cappero, come mi conoscono tutti. Ho abbandonato la mia professione di commercialista per questo progetto, vissuto un isolamento personale drammatico.

Scelto Salina come la mia seconda casa. Quando smetterò? La missione di ambasciatore nel mondo finirà solo quando un cappero costerà un euro.


Pensando alla fiaba di Lewis Carroll, la chiamerei "Capperaio Matto"...


E mi fa onore, questo nome. Ma di "Capperaio Matto" ce n'è uno solo ed è Roberto Rossello. L'ho inseguito per due anni, volevo conoscerlo a tutti i costi: a capo dell'azienda agricola Sapori Eoliani ha scritto il successo del cappero di Salina. E girava sempre con un cappello, da qui l'appellativo. Sono riuscito ad incontrarlo, poi, e a fargli i complimenti di persona. E' stato lui il primo ambasciatore del cappero ma non teneva per sé le sue conoscenze. Con me è stato generoso. Lo ricordo come un appuntamento con il destino, quello. Dieci giorni dopo la nostra conversazione Roberto è morto in un incidente stradale. E' come se mi avesse lasciato il testimone. Sono sicuro che il "Capperaio Matto" dall'alto oggi guida la sua mamma, Maurizia De Lorenzo, che ha proseguito l'attività con risultati incredibili.


Un progetto di cui va particolarmente orgoglioso?


La favola illustrata per bambini che ho scritto, “Geronimo e i pirati all’assalto delle pepite verdi”. Non ci credeva nessuno, ma non ho mollato. Non ci guadagno granchè, ma la gioia negli occhi dei bambini che vengono con la mappa in mano, in visita al cappereto per conoscere Geronimo e gli altri protagonisti della storia, mi ripaga di tutto.



Piatto preferito? A base di capperi ovviamente.


Nelle serate culturali che ho organizzato coinvolgendo gli chef dei vari locali dell’isola ho provato di tutto. Dal raviolo al cappero, al gelato. A breve usciranno un migliaio di bottiglie di gin al cappero. Qualche anno fa ho messo su il mio brand CR Capperi Rosati di Salina, una piccola azienda agricola, coadiuvata dalla gente del posto, che mi ha permesso di trasformare la materia prima in derivati. Ho fatto tante prove. Il caffè al cappero salato? Un fiasco. E poi la marmellata di fico d’india e capperi. Lo snack riso soffiato, mais e polvere di cappero invece è stato un successo. Mi piacerebbe fare un miele e del cioccolato. Ma sono un chef del cappero, valgo poco ai fornelli. Un consiglio però ce l’ho…

Prego…


Credo nell’unicità di ogni cappero. Nei capperi numerati. Quindici è il numero perfetto per dare personalità ad un’insalata scialba, per esempio.

Il cappero, insomma, è diventato una vera ossessione…


Una follia fuori da ogni regola, c’è chi mi pensa un matto. Ma io sorrido e vado avanti. A casa ho 20 libri dove compare l’esclamazione “capperi”. Non sapevo nulla dei capperi ma ho iniziato a studiare, provare, allevare piante. Non c’è prodotto che non abbia sperimentato. Ha una storia millenaria, questa pianta, già la Bibbia ne parla.

E ho scoperto che ha proprietà straordinarie. Anche afrodisiache, sa?


Come sta oggi Geronimo?


E’ stanco, ha bisogno di godersi la sua vecchiaia, ha almeno 120 anni.

Salina in una parola è...


Sono malato di "salinite acuta, io". Salina è passione, legata a Geronimo. Vuol dire anche energia. Rifiorire. Un legame indissolubile. Geronimo è la mia Salina. E io, qui, sono rinato.

Ho conosciuto Alessandro al porto di Santa Maria Salina mentre stavo prendendo informazioni al banco delle escursioni. Un incontro fugace, di quelli che non ti aspetti. Finita la nostra chiacchierata, Mister Cappero si commuove e mi ringrazia. “Parlarne - mi dice - è stata una melodia d’amore che non avrei interrotto mai".






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