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  • #STORIEALCHECKIN

Tre buoni motivi per regalarsi un giro tra le Isole Eolie

Le sette sorelle patrimonio mondiale dell’Unesco. Un mix di storia, cultura, natura, gastronomia e tanta, tanta magia. Vulcani e profumi. Capperi e malvasia. Ma soprattutto storie di persone incredibili che ho conosciuto, che mi hanno ispirato e che incarnano per me la vera essenza di questo mio ennesimo Island hopping


Per conoscere il racconto di chi, le Eolie, le conosce davvero e per scoprire i segreti di Lipari clicca qui.


Qui invece una storia d’amore profonda e assolutamente inusuale che arriva da Salina. Quella di Alessandro Rosati alias "Mister capperi" e del suo miglior amico. Non un uomo ma una pianta di capperi ultracentenaria.

Quattro isole in quattro giorni. Una follia? Assolutamente sì. Ma le Eolie le ho studiate, corteggiate e desiderate davvero per troppo tempo. Così, quando mi sono trovata con i biglietti in mano (aereo e poi bus e poi aliscafo, un viaggio impegnativo!) non ho potuto fare altro che abbracciare questo arcipelago con tutta l’energia ed il tempo che avevo a disposizione.

Il risultato? In questo articolo non troverai l’itinerario ideale su cosa vedere in 4 giorni alle isole Eolie, ma un riassunto di 3 delle esperienze migliori che avessi mai potuto immaginare di vivere qui. La mia personalissima TOP 3: emozionante, inaspettata, rigenerante.


Cominciamo (in ordine sparso)


  • SCOPRIRE L'ISOLA DI VULCANO IN BICI

Dal porto a Gelso andata e ritorno: un minuscolo villaggio di pescatori all’estremità sud dell’isola, ideale per chi cerca pace e tranquillità. Tappa imperdibile, la Trattoria Pina.





Con base Lipari, in aliscafo si arriva a Vulcano in appena 10 minuti. Spiagge nere, mare turchese, il Gran Cratere della Fossa che ti accoglie maestoso. Al Porto di Levante è subito odore di uova marce: benvenuti a Vulcano, isola dei fanghi sulfurei. Un odore forte che proviene dal laghetto a due passi dalla zona degli imbarchi.



La piscina termale era sotto sequestro. Chiusa. Peccato. I fanghi pare siano efficaci contro i dolori reumatici e per curare alcune malattie della pelle.



Noleggiata la mia bike con pedalata assistita (e non poteva essere altrimenti considerata la mia scarsa preparazione, il caldo e il sali scendi), tutti in sella, destinazione Gelso. Lontano dalle eruzioni, affacciato su una piccola baia dalla parte opposta dell’isola rispetto al cratere, la chiesetta di Santa Maria delle Grazie e il faro abbandonato (risale al 1887) sapranno conquistarti al primo sguardo.




Un angolo fuori dal mondo, di pace e di silenzio: quando arrivi ti senti davvero “arrivato al traguardo”. Una meta sudata. E voluta. Una manciata di case bianche circondate da una natura brulla e selvaggia dove c’è solo una cosa urgente da fare: pranzare alla Trattoria da Pina di Maniaci . Un luogo di culto, cucina casalinga con vista mare, piatti sublimi a base di pesce appena pescato, un ambiente informale che riserva grandi sorprese. La giusta ricompensa dopo tanto pedalare.




Quel giorno il semaforo per la salita al vulcano era rosso. Vietato proseguire per via dei fumi. Infrangere il divieto costa caro (le sanzioni sono salate), ma tanti turisti si sono avventurati lo stesso. Io ho preferito scattare la foto e passare oltre.






  • VISITARE I LUOGHI DEL FILM IL POSTINO A SALINA

Pollara, scenario da premio Oscar. Luogo poetico da visitare all’ora del tramonto, senza fretta. E' lì che si ripercorrono alcune delle scene iconiche del film di Troisi toccando con mano il set e partecipando alle proiezioni organizzate al chiosco Oasi in piazzetta, di fronte alla chiesa di Sant’Onofrio.




In uno degli angoli più suggestivi di Salina, Massimo Troisi e Philippe Noiret ti prendono per mano e ti riportano lì, esattamente dentro la storia. Siamo all’estremità ovest dell’isola e Pollara è un borgo pittoresco, scelto nel film dal poeta cileno Pablo Neruda come rifugio diventato poi luogo dell'anima. La tipica casa Eoliana del film è privata, non visitabile all'interno ma con qualche stratagemma, fotografabile almeno dall'esterno.


La spiaggia e le Balate. Una ripida scalinata porta ai ricoveri per le barche dei pescatori scavati nella scogliera. La spiaggia è stata erosa dal vento e non esiste più. Ma l'incanto resta.




Da non perdere a Salina: il pane cunzato e la granita ricetta e gelso di Alfredo a Lingua. Non è un consiglio ma un ordine!








  • IN BARCA PUNTANDO VERSO STROMBOLI PER L'ERUZIONE NOTTURNA "IN PRIMA VISIONE"


Lo Stromboli, uno dei vulcani più attivi del mondo. Un grande scoglio di pietra nera che regala scenografiche espulsioni di lapilli e lava. Almeno in tv è così. E dal vivo? Ancora più emozionante! Ho noleggiato a Salina un'imbarcazione privata con skipper (in bassa stagione le gite di un giorno non partivano ancora ma non potevo perdermi la visita alla sciara del fuoco). Al timone Claudio, che mi ha portato "in bocca" al vulcano.



Non ho foto all'altezza dell'esperienza vissuta. Avvicinarsi allo Stromboli borbottante è un’emozione che si prova poche volte nella vita. Le esplosioni si susseguono ogni cinque minuti: e tu sei lì, come fosse un cinema all'aperto, di notte, sotto un cielo che più stellato non si può. Dietro, il mare. Davanti, il fuoco. L'attesa non stanca mai e ad ogni lapillo incandescente è un "wowwwww" che ti fa sobbalzare in piedi. Poi ti siedi nuovamente, la barca oscilla ma tu non la senti. Aspetti ancora, fino al prossimo spettacolo. Fuochi d’artificio che hanno illuminato una notte per me indimenticabile.




Per arrivarci si passa da Ginostra, piccolo centro abitato dove non c’è illuminazione pubblica né acqua corrente. E' il porto più piccolo del mondo, un luogo remoto e raggiungibile solo via mare, abitato da meno di 30 persone. Due botteghe e due ristoranti. E un fascino che non si può raccontare.


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